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Riedel e Nachtmann Il Cristallo e la Degustazione  - Undici generazioni di Maestri vetrai -   breve storia a cura di Francesco Mian   - tutte le notizie riportate in questo sito ci sono state fornite dai siti della Società Riedel -   Una tradizione storica per una dinastia che dal 1756 è impegnata ...

Riedel e Nachtmann

Il Cristallo e la Degustazione
 - Undici generazioni di Maestri vetrai -
 
breve storia
a cura di Francesco Mian
 
- tutte le notizie riportate in questo sito ci sono state fornite dai siti della Società Riedel -
 
Una tradizione storica per una dinastia che dal 1756 è impegnata nella ricerca tecnica e formale applicata al cristallo. Undici generazioni di imprenditori ed artisti intelligenti e preparati, una storia che affonda le radici nella Bohemia del XVII secolo e che ha condotto alla produzione di pezzi assolutamente prestigiosi ed unici, alcuni dei quali sono esposti nei più importanti Musei di tutto il mondo.
 
Oggi questa importante dinastia è rappresentata dal prof. Claus Joseph Riedel, primo in assoluto a parlare di " le forme e la filosofia del bere " con i suoi calici Sommelier, disegnati nel 1971, studiati per esaltare le caratteristiche intrinseche di ogni tipo di vino, e dal figlio Georg Riedel, attuale capo dell'azienda, dinamico imprenditore ed altrettanto fervido progettista, che sono riusciti a trasformare una profonda passione per il cristallo in un nome internazionale rinomato, prodotto dal 1955 nella cristalleria di Kufstein e in seguito a Schneegattern in Austria.
Da un'antica tradizione austriaca, la Riedel, ha ripreso a produrre in maniera limitata il bicchiere detto " dell' anno ", bicchiere che riporta sullo stelo o sul piede l'anno di emissione.
Tradizione e innovazione sono le parole chiave del successo della dinastia Riedel in questi 250 anni di gloriosa attività. Da quando mosse i primi passi nella Boemia settentrionale sino ai giorni nostri, con l’avvicendarsi di ben undici generazioni, l’attività familiare si è sempre distinta nell’arte della cristalleria.
 Quando Johann Christoph Riedel nacque in un paesino della Boemia denominato Neuschloß, nell’anno 1673, nessuno avrebbe potuto prevedere che quell’anno avrebbe visto la nascita di una delle aziende produttrici di cristallo di fama internazionale.
Johann Christoph Riedel, un mercante di vetro boemo, fu il capostipite di una lunga discendenza diretta di maestri vetrai, giunta all’attuale proprietario e general manager Georg J. Riedel e a suo figlio Maximilian. A ciascun membro di questa venerabile stirpe è riconosciuto il merito di aver infuso nell’attività di famiglia la propria energia e il proprio talento, con perseveranza e lungimiranza, nell’intento di consolidarne le radici e il successo sino a farne il prestigioso marchio di rinomanza mondiale.
  
la Famiglia Riedel
 
Le straordinarie vicende della dinastia di maestri vetrai Riedel hanno inizio nel 1756 in Boemia e si sviluppano nel corso dei secoli, di pari passo con gli eventi più significativi della storia europea, assumendo di volta in volta toni drammatici e audaci, sino a giungere ai giorni nostri, all’odierna Europa Unita.
Da oltre 250 anni la famiglia Riedel produce vetro nel cuore dell’Europa. Da ben undici generazioni i discendenti Riedel si passano il testimone, dando lustro a una tradizione familiare intatta, florida e in costante ascesa. La dinastia Riedel affonda le radici nella Boemia settentrionale (l’attuale Repubblica Ceca) al confine con la Slesia (ora Polonia). La storia ha inizio con la nascita del capostipite Johann Christoph Riedel nell’area interna della Boemia a forte presenza germanofona nota con il nome Sudentenland.
I veneziani appresero l’arte vetraria dal Vicino Oriente intorno al 1000 a.C. Alla costante ricerca del combustibile necessario alla fusione del vetro, che in quel periodo era il legname, la produzione del vetro si diffuse lentamente verso l’Europa settentrionale, prendendo la via delle foreste. Fu così che la cultura del vetro giunse in Boemia nel diciassettesimo secolo.
 
il Marchio Riedel
 
Il marchio Riedel risale alla fine del diciannovesimo secolo, al periodo dell’Art Nouveau; contrassegnava la produzione in cristallo Riedel realizzata in Boemia dal 1890 al 1925; per celebrare la ricorrenza del duecentoquarantesimo anno di attività della famiglia Riedel, il marchio originario fu introdotto nuovamente nel 1996 ed esteso a tutta la produzione artigianale Riedel, realizzata a mano e soffiata a bocca; il prestigioso logo Riedel impreziosisce ora la base di tutti i prodotti realizzati in Austria.  
I prodotti Riedel lavorati a mano recano sulla base un marchio Riedel diverso da quelli realizzati a macchina . L’intera produzione in vetro cristallo Riedel è il prestigioso frutto dell’energia creativa di una numerosa stirpe di maestri vetrai. 
 
JOHANN CHRISTOPH RIEDEL
il Capostipite
 
Il primo membro della famiglia Riedel a lanciarsi nel commercio della cristalleria di lusso fu Johann Christoph Riedel, nato nel 1678. Nei suoi viaggi d’affari - lunghi, ardui e pericolosi, seppur proficui - attraversò l’Europa, spingendosi in Spagna e Portogallo.
Correva l’anno 1946; in una giornata limpida e fredda Claus Riedel si lanciò verso la libertà, saltando da un treno in corsa che stava percorrendo il passo del Brennero. Questo gesto ardito non diede solo un’eccezionale svolta alla sua vita, ma segnò anche un momento cruciale nella storia della famiglia Riedel: l’inizio dell’era moderna della rinomata dinastia di maestri vetrai.
Le origini della dinastia Riedel risalgono al capostipite, Johann Christoph Riedel, che intrecciò per sempre le sorti della famiglia all’arte vetraia. Nel 1723, Johann Christoph Riedel fu assassinato mentre faceva ritorno da un viaggio d’affari. Essendo un mercante di vetro, i suoi due assassini si aspettavano di trovare un lauto bottino. La storia di Johann Christoph divenne famosa e fu tramandata di generazione in generazione in tutta la Boemia. Le circostanze della morte del capostipite Riedel sono identiche a quelle relative all’assassinio narrato da Friedrich Schiller nell’opera “Le gru di Ibykus” del 1797. Pare che Schiller abbia tratto ispirazione proprio dalla funesta vicenda accaduta a Johann Christoph Riedel. La storia che lega la famiglia Riedel alla produzione e alla lavorazione del vetro ha più di 250 anni e inizia con l’insediamento della prima fabbrica vetraia Riedel, immersa nella foresta della Boemia settentrionale.
 Fu il nipote di Johann Christoph, Johann Leopold (III) che manifestò per primo doti di imprenditore, un tratto comune agli ultimi discendenti Riedel. Risalendo alacremente la gerarchia aziendale, il giovane Riedel si distinse come maestro vetraio in un periodo infausto per lui, che vide il mercato della cristalleria versare in cattive acque. La fabbrica di famiglia dovette chiudere i battenti. Poco più tardi, un prestito provvidenziale e un’inversione di tendenza del mercato rimisero in moto l’attività. Già nel 1756, dopo aver restituito il prestito e ristabilito le sorti della fabbrica, Johann Leopold ottenne la concessione dal Conte locale di poter gestire in modo indipendente l’attività di famiglia. Nacquero così, agli albori della Guerra dei Sette Anni, le prime fabbriche vetraie Riedel a Zenckner, in Antoni Wald (Sassonia).
 Fu nel 1775, quando le fabbriche erano state da poco inaugurate e la produzione andava a gonfie vele, che una nuova crisi si profilò all’orizzonte generata dalla Guerra di successione bavarese, nel corso della quale i prussiani fecero incursione nelle campagne, saccheggiando e dando alle fiamme le fabbriche insediate nelle montagne Jizera. La genuina fibra morale dei Riedel si manifestò in Johann Leopold, il quale, sprezzante del pericolo personale, delle minacce subite e del rischio in cui gettava l’attività, diede asilo a parecchie famiglie in fuga dai paesi e dai villaggi della zona, occupati dai prussiani.
 Dopo la morte di Johann Leopold, il figlio maggiore, Anton Leopold (IV), seguì le orme del padre nell’attività di famiglia. Rilevò la fabbrica vetraia di Neuwiese, esibendo il genio per gli affari che si era già manifestato nel padre. L’idillio imprenditoriale fu interrotto dalle guerre napoleoniche che misero in ginocchio il commercio internazionale, generando una stagnazione nelle vendite che culminò in un deprezzamento della divisa nazionale. Anton Leopold si cimentò con vari metodi produttivi e nuove forme di distribuzione. Il suo nuovo progetto contemplava un impianto di valorizzazione del vetro alla cui guida mise due suoi figli, uno dei quali, Franz Xaver Anton (V), dimostrò un talento straordinario per l’incisione, divenendo un abile artista del cristallo.
 Alla morte di Anton Leopold, sopraggiunta nel 1821, tempi più benigni si profilarono per il figlio Franz Xaver Anton. Difatti l’economia si stava riprendendo e lo stile Biedermeier allora in voga, dai colori pastello e dall’impronta romantica e raffinata, era congeniale ai maestri vetrai boemi: tutto lasciava pregustare un nuovo periodo d’oro per l’arte della cristalleria.
Franz Xaver Anton esibì l’attitudine agli affari, tipica dei Riedel, unita a uno straordinario talento artistico, un connubio davvero raro; Gli anni in cui visse Franz Xaver Anton rappresentano un periodo di transizione dalle tradizionali fabbriche vetraie immerse nella romantica foresta boema alla moderna produzione di tipo industriale. La richiesta di perle, bottoni, bigiotteria, gioielli e minuteria di vario genere s’intensificò e la produzione Riedel crebbe in modo esponenziale. A distinguere i prodotti Riedel nel mercato del vetro furono la migliore qualità e l’introduzione di colori fluorescenti mai ottenuti prima, nelle tonalità del verde e del giallo, per effetto dell’uso dell’uranio come costituente del vetro.
 Franz Xaver Anton era a capo di un’attività florida e stabile ma non aveva un erede maschio a cui affidarla. Aveva avuto un’unica adorata figlia, Anna Maria. In quegli anni in cui la linea era prettamente patriarcale, cedere l’attività nelle mani di una donna era pressoché impensabile. Pertanto, nel 1830, Franz Xaver Anton avviò all’attività di famiglia il nipote quattordicenne Josef (VI) che diede la sua scalata alla gerarchia aziendale, partendo dai lavori più umili e partecipando indefessamente a tutte le attività produttive. Quattro anni prima della morte di Franz Xaver, sopraggiunta nel 1844, la linea di successione della dinastia Riedel rinsaldò le proprie radici con il matrimonio del giovane Josef con la cugina Anna Maria, figlia di Franz Xaver. Josef Riedel fu un uomo d’affari estremamente motivato e di gran successo che estese ulteriormente l’attività nel 1849, rilevando un’altra fabbrica vetraia. Josef Riedel divenne noto come il “Re del Cristallo delle montagne Jizera”. Tutto andò a gonfie vele sino al 1855, anno in cui l’amata moglie Anna Maria morì all’età di 36 anni, lasciando quattro figli. Tale fu il dolore di Josef da allontanarlo da Antoni Wald. Si trasferì alla nuova fabbrica di Unter Polaun e si gettò anima e corpo nel lavoro. Nel 1859, Josef sposò Johanna Newinger e nel 1866 avviò la costruzione di un’altra fabbrica, nei pressi dello stabilimento di Wilhelmshöhe, che doveva sostituire la fabbrica originale Zenkner, in Antoni Wald.
 Niente poteva fermare il Re del Cristallo. L’attività crebbe a dismisura e i quattro figli – Otto, Hugo, Wilhelm e Josef (nato dal secondo matrimonio) – iniziarono a muovere i primi passi in un’attività su vasta scala, nonostante Josef Senior non mostrasse segni di cedimento. Al contrario, introdusse delle fornaci a gas, alimentate a carbone, mettendo fine al disboscamento delle foreste. Il Re del Cristallo precorreva i suoi tempi e non smise mai di lavorare sino alla morte, sopraggiunta nel 1894, che lasciò il figlio Josef Junior a capo di un impero globale del vetro senza pari.
 Josef Junior (VII) dovette confrontarsi con l’ardua impresa di superare le gesta del padre. Non volle emularlo, ben deciso a dare un’impronta personale all’attività di famiglia. Per rivalsa personale dunque concentrò la sua azione su altri segmenti dell’attività. Un tratto che Josef Junior condivideva con il Re del Cristallo era l’infinito amore per il vetro e il desiderio inesauribile d’innovazione. Josef Junior riuscì a sviluppare una macchina per meccanizzare l’estrazione delle aste e dei cilindri impiegati per la produzione di perle con uno spessore da uno a quattro millimetri: una pietra miliare nella storia della produzione del vetro.
 Walter Riedel (VIII) subì l’instabilità del suo tempo. Da industriale tra i più rinomati d’Europa finì per essere internato in Russia per ben dieci anni. Al suo ritorno, dopo aver prestato servizio nell’Arma dell’Artiglieria in Italia, durante la Prima Guerra Mondiale, Walter iniziò a lavorare nell’azienda paterna, prendendone le redini alla morte di Josef, sopraggiunta nel 1924. Gli anni Venti videro l’inasprirsi della depressione globale che culminò con il tracollo della Borsa di New York nel 1929. In Germania questa instabilità generò spiriti protezionistici, con le esportazioni ridotte ai minimi storici e il dilagare della disoccupazione. Lo spirito imprenditoriale tipico dei Riedel non tardò a manifestarsi in Walter con vari e notevoli conseguimenti.
 Poco dopo lo scoppio della guerra, Walter avviò la produzione di un ottimo filato in fibra di vetro. Sulla stessa scia, l’industriale Werner Schuller sviluppò un nuovo metodo di filatura della fibra di vetro, senza ricorrere all’uso del platino già brevettato. Il Ministero dell’Aeronautica vide in questo nuovo materiale un’applicazione militare e ottenne, con metodi pressoché coercitivi, che Riedel e Schuller sottoscrivessero una joint venture per la produzione della fibra di vetro. Il Ministero dell’Aeronautica chiese poi a Walter Riedel di produrre uno cinescopio di 76 centimetri, quando la lunghezza massima mai ottenuta in quegli anni era di 38 centimetri. Tre settimane dopo, Walter Riedel si presentò a Berlino con un tubo da 76 centimetri, sorprendendo i vertici militari con il suo estro tecnico. Una dimostrazione di genio e talento che, per ironia della sorte, gli costò ben dieci anni di vita.
Il mese di maggio del 1945 segnò la fine dell’attività Riedel, allorché i russi penetrarono a Polaun da nord e i partigiani cechi si fecero strada da sud. Walter Riedel ricevette l’ordine dal nuovo governo cecoslovacco di continuare a gestire l’azienda, ora nazionalizzata. L’intera fortuna della famiglia Riedel passò così nelle mani dello stato: duecento anni di storia familiare e l’opera di otto generazioni andarono letteralmente in fumo dal giorno alla notte. Sedici giorni dopo i bombardamenti atomici a Hiroshima, Walter Riedel fu arrestato e internato in un campo di prigionia nella Siberia orientale, per poi essere deportato in Russia, dove subì la triste sorte degli “internati forzati”, vincolato a un contratto di lavoro per il quale, in un primo tempo, contribuì alla ricostruzione delle fabbriche vetraie in Russia. Allo scadere del quinto ed ultimo anno di contratto, Walter cercò di andarsene, ma i russi avevano altri progetti per lui. Si appellò all’Ambasciata Austriaca a Mosca, ma questo gli fruttò un arresto come spia per aver messo l’ambasciata al corrente della sua attività in Russia. Fu condannato a 25 anni di reclusione. Solo dopo la morte di Stalin e grazie allo strenuo interesse del cancelliere tedesco Adenauer per le sorti dei prigionieri di guerra, Walter Riedel riuscì a tornare a casa nel 1955.
 Durante l’internamento del padre in Russia, il figlio Claus (IX) cercò la libertà e la trovò in Austria, dove le sorti della dinastia Riedel cambiarono finalmente in meglio. Claus era atterrato a diciassette chilometri dal villaggio in cui viveva uno dei suoi compagni di prigionia. Vestito solo dell’uniforme da prigioniero, s’incamminò nella neve in direzione del villaggio e, raggiuntolo, ricevette un caloroso benvenuto. A capo delle fabbriche vetraie locali era Swarovski, il quale, giuntagli all’orecchio la voce della presenza di un Riedel al villaggio, chiese di vederlo. Swarovski aveva appreso l’arte della cristalleria dal bisnonno di Claus, Josef. Prese dunque Claus sotto la sua ala come un figlio, facendolo addirittura studiare chimica all’università. Claus sposò poi l’italiana Adia che aveva incontrato in Italia durante la guerra. Lavorò qua e là, tra il 1951 e il 1956, e poi giunse a Innsbruck, in Austria. In quel periodo agli Swarovski era stata proposta l’acquisizione di una fabbrica vetraia nella cittadina di Kufstein, nei pressi di Innsbruck, in Austria. Avevano però declinato l’offerta perché non erano interessati alla produzione di calici in cristallo. Claus non disponeva del capitale necessario per rilevare la fabbrica, ma venne in suo aiuto Swarovski che gli anticipò la somma necessaria. Fu così che Claus rilevò la fabbrica Tiroler Glashütte che versava in cattive acque e la trasformò nell’odierna vetreria Riedel, solida e florida.
Dopo un periodo di assestamento, Walter si lanciò a capofitto nella nuova attività con il figlio Claus. Le divergenze nell’approccio imprenditoriale di padre e figlio crearono dissapori che sfociarono nel conflitto generazionale. Claus era più incline alla produzione di calici in cristallo, laddove Walter preferiva articoli ad alto rendimento. Nella famiglia Riedel i conflitti generazionali hanno sempre portato nuova linfa vitale all’attività, tanto da far proprio il motto: “attizza il fuoco, non salvare le ceneri”.
 La fabbrica vetraia Riedel cambiò decisamente direzione, orientandosi verso raffinati calici da vino dallo stile essenziale, sottili, perfettamente lisci e trasparenti.
 Nel catalogo Riedel del 1961 fece la sua prima apparizione la concezione stilistica di Claus: calici appositamente studiati nella forma in relazione esclusiva alle qualità organolettiche specifiche di ciascun vitigno. L’idea innovatrice di coniugare fini edonistici e funzionali portò alla ribalta il nome Riedel in un periodo in cui si dava spazio solo all’estetica. L’anno 1973 vide l’introduzione di una concezione stilistica rivoluzionaria che produsse un effetto permanente sulla cultura mondiale del calice per il vino, allorché nel catalogo Riedel fece la sua apparizione la collezione Sommeliers di calici lavorati a mano. Nello studio intrapreso da Claus Riedel sul ruolo svolto dalla forma del calice nel trasmettere la personalità del vino, emerse un fattore determinante: quasi ogni calice da cui si degustava il vino era troppo piccolo per rendere giustizia al vitigno. La collezione Sommeliers ottenne grande consenso e numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.
Georg Riedel (X) approfondì le teorie sviluppate da Claus, producendo calici specifici per varietà e vitigni e realizzando la raffinata collezione di calici Vinum con la tecnologia della soffiatura a macchina, ottenendo il duplice obiettivo di rendere la produzione Riedel più alla portata degli enofili di tutte le fasce e di ampliare la distribuzione a livello mondiale. Una pietra miliare della moderna attività Riedel è l’insediamento di una società controllata Riedel negli Stati Uniti, a seguito di un incontro tra Robert Mondavi e Georg Riedel, entrambi fortemente interessati a dare la scalata al mercato statunitense.
 Se Claus fu un designer di talento – tant’è che il Comitato Olimpico Nazionale gli commissionò la progettazione e la produzione della coppa per i Giochi Olimpici del 1968 - suo figlio Georg diede il suo contributo analitico e stabilizzante all’attività  rilevando subito alcuni punti deboli nella struttura aziendale. Man mano che Georg approfondiva il suo intervento alla struttura aziendale, Claus diventava gradualmente meno coinvolto, finché Georg prese le redini dell’azienda nel 1987.
Georg Riedel ha fatto proprio l’obbiettivo paterno di sviluppare calici specifici per esaltare ciascun vitigno, viaggiando in tutto il mondo e tenendo laboratori di degustazione con sommelier di fama internazionale per creare un’intera gamma di calici di questa tipologia: dal calice Tinto Reserva al calice Single Malt Whisky. Con un settore enologico in costante mutamento, la discendenza Riedel potrà sempre mettere alla prova il proverbiale estro e l’innato talento per realizzare calici innovativi. Con la decima e l’undicesima generazione Riedel, Georg e Maximilian, la storia della dinastia è ancora aperta a nuovi sviluppi. Maximilian (XI), CEO della società controllata Riedel USA, ha già lasciato la sua impronta nel mondo dei calici per il vino sviluppando la linea O-Riedel, una serie di tumbler da vino specifici per varietà e vitigni. L’approccio informale alle creazioni in cristallo è stato subito premiato dal mondo enologico, a riprova del fatto che il mercato dà sempre spazio all’innovazione e all’originalità.
Lo straordinario talento imprenditoriale di Georg ha dato i suoi frutti con l’acquisizione dell’azienda vetraia tedesca F. X. Nachtmann nel 2004. Georg si decise a questo passo perché fiutò l’opportunità di un’enorme crescita nel settore della soffiatura del vetro a macchina. Ci sarà sempre spazio nel mercato per i raffinati calici lavorati a mano, ma nel settore della tecnologia di soffiatura a macchina c’è molta più competizione e si può emergere solo se si precorrono i tempi. I tre marchi di proprietà Riedel – Spiegelau, Nachtmann e Riedel – godranno di una posizione ben definita nel mercato della cristalleria. Georg si è dimostrato all’altezza delle aspettative generate dall’estro, dall’impegno e dal talento imprenditoriale esibiti dalla numerosa stirpe di maestri vetrai Riedel. La decima Generazione Riedel ha dimostrato intraprendenza, determinazione, spirito innovativo, abnegazione e lungimiranza, tutti ingredienti fondamentali per forgiare la straordinaria fibra della discendenza Riedel, a garanzia del successo delle generazioni future.
 
Riflessioni sulla decantazione di Christian Moueix
 
Preferisco decantare tutti i vini, sia novelli, sia invecchiati; è un atto di rispetto verso i vini longevi e un gesto di fiducia nei confronti dei vini giovani. Se si decantano i vini da lungo invecchiamento prima di servirli, se ne preserva la chiarezza e la brillantezza da eventuali depositi che potrebbero avere sviluppato nel tempo; se si decantano i vini novelli alcune ore prima di servirli, raggiungono una corposità e un’evoluzione che normalmente richiederebbe anni di affinamento.
 

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Cristalli e Vetri preziosi