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Miniatura

Dipinto su avorio
epoca 1700
cm. 5
Germania
Miniatura

Dipinto su avorio
epoca 1700
cm. 5
Germania
Miniatura

Dipinto su avorio
epoca 1700
cm. 5
Germania
Miniatura

Dipinto a mano
epoca 1800
cm. 5 x 6
Germania
Miniatura

Dipinto a mano
epoca 1800
cm.7 x 9
Germania
Miniatura

Dipinto a mano
epoca 1800
cm. 5,5 x 7,0
Germania
Miniatura

Dipinto a mano
epoca 1800
cm. 6 x 7
Germania
Miniatura

Dipinto a mano
epoca 1800
cm. 6 x 5
Germania
Miniatura

miniatura dipinta a tempera
germania 1700
cornice 1800
Miniatura

miniatura su avorio
dipinto a tempera
francia 1700
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MINIATURA Enciclopedia Italiana (1934) di Paolo D'ANCONA , Giulio Carlo ARGAN , Ernst KUHNEL brevissime note a cura di Francesco Mian MINIATURA. - È l'arte di dipingere in piccole proporzioni con colori all'acquerello su carta, pergamena, avorio, ecc. La parola deriva da minium, il colore usato per riquadrare le pagine e ...

MINIATURA

Enciclopedia Italiana (1934)

di Paolo D'ANCONA , Giulio Carlo ARGAN , Ernst KUHNEL

brevissime note

a cura di Francesco Mian

MINIATURA. - È l'arte di dipingere in piccole proporzioni con colori all'acquerello su carta, pergamena, avorio, ecc. La parola deriva da minium, il colore usato per riquadrare le pagine e tracciare i titoli e le lettere iniziali dei manoscritti, ornate con minuscoli quadretti.

  Ritratti in miniatura.

 La miniatura, prestandosi per ragioni tecniche a precisione oggettiva di segno e per le piccole dimensioni a una larga diffusione, fu molto usata per ritratti. È antico l'uso di ornare i codici con ritratti di personaggi civili o ecclesiastici, ora racchiusi in iniziali e in cornici, ora inseriti nelle rappresentazioni illustrative; più tardi è frequente l'immagine del committente e quella dell'autore del testo o del miniatore stesso; di ritratti si ornano i decreti e i diplomi. Solo nel sec. XVI si cominciò a isolare e rinchiudere in medaglioni i ritratti miniati su pergamena o su rame e, più tardi, su lamelle di avorio, mentre la loro tecnica andò sempre più differendo da quella delle miniature dei codici. In Italia, nei secoli XVI e XVII, sono frequenti i "rametti" piccoli ritratti a olio su lastre metalliche; in Francia, nella seconda metà del sec. XVII, J. Petitot diffuse la moda della miniatura a colori vitrei, o a smalto, usata per lo più come ornamento di cofanetti e tabacchiere (v. smalto). Origini italiane ebbe la miniatura su avorio, diffusa per tutta l'Europa nei secoli XVIII e XIX. Le tecniche più comuni furono l'acquerello e il guazzo: il colore è distribuito leggermente, a puntini o a sottile tratteggio, onde lasciare, nei lumi, trasparire il fondo. 

Nel sec. XV i nuovi intenti dell'arte promossero nella miniatura, così oltr'alpe come in Italia, l'uso e l'oggettivismo del ritratto, ma soltanto nel sec. XVI, diffusasi l'usanza dei ritratti miniati ritagliati e inclusi entro medaglioni, la storia del ritratto in miniatura si stacca nettamente da quella dei manoscritti figurati. 

Italia 

In Italia, il ritratto miniato ebbe sviluppi meno vasti che all'estero. Nel sec. XVI, accanto a ritratti che derivano dalla tradizione dei miniatori di codici, come quelli di G. Clovio (autoritratto nella Galleria degli Uffizî) o! medaglioni del codice trivulziano (Biblioteca Trivulziana, ms. 2159) ritraenti le più belle donne milanesi, donato a Francesco I, opera di Giovanni Ambrogio da Noceto, altri se ne trovano che derivano piuttosto dalla pittura. Il Bronzino, dal 1540 in poi, eseguì con aiuti una serie di piccoli ritratti medicei per lo studiolo di Cosimo (Firenze, Galleria Palatina), dipingendo a olio su lastre di stagno. 

Molti medaglioni miniati sono attribuiti al Parmigianino, al Tintoretto, a Iacopo e Fr. Bassano, a G. Reni, al Farinati, a Lavinia Fontana, ai Carracci, al Guercino, a F. Menzocchi, al Baroccio, al Domenichino (Firenze, Galleria degli Uffizî); e benché siano, per lo più, derivazioni, provano la diffusione di questi "rametti" e la loro immediata prossimità all'opera dei grandi maestri. 

Questi piccoli ritratti ebbero in Italia la più larga diffusione: molti ne eseguì Tiberio Titi nel 1573 per la raccolta di Leopoldo de' Medici, altri sono attribuiti a Lavinia Fontana; a Vienna (Hofmuseum) ne rimane una numerosa collezione, iniziata per Ferdinando, terzo duca del Tirolo, da G. B. Stefaneschi (1582-1659) e dal suo allievo Ippolito Galantini. Durante il sec. XVII e la prima metà del XVIII questo genere di ritratto andò sempre più perdendo interesse artistico; rarissime sono le opere eseguite direttamente dal vero; le riproduzioni in piccolo di ritratti eseguiti da altri sono per lo più affrettate e trascurate, affidate a mestieranti. Al ritratto a miniatura si dedicarono largamente le donne: la Fratellini (1666-1731) e la Marmocchini (1670-1736) furono allieve del Galantini e ne continuarono i modi; altre, come la Garzoni, Bianca e Mafalda Festa, e, più, Sofia Giordano si distinsero per maggior correttezza di disegno e cura di esecuzione. Sopra tutte emerge Rosalba Carriera (1675-1757) che i recenti studî del Jeannerat dimostrarono aver per prima dipinto ritratti su avorio (fondelli, ovatini), recandone in Francia l'usanza, poi rapidamente diffusa; la Carriera rinnovò anche i modi stilistici, animando i suoi ritratti di brio settecentesco e rendendoli pittoricamente più vivi con sottili trasparenze coloristiche. Più che dalla Carriera, il cui influsso fu più sentito in Francia che in Italia, le sorti del ritratto a miniatura furono rialzate dal Lampi (1751-1830) e dai suoi seguaci, sia per la loro attività miniaturistica, sia per il più severo gusto ritrattistico da essi diffuso nelle principali corti europee. Ritrattisti miniatori italiani ebbero fortuna presso le corti straniere: così il Trossarelli e il Graglia lavorarono a Londra, il Bossi in Norvegia, il Rastellini in Germania, il Balbi e il Bencini a Vienna; a Parigi l'Anguissola, il Costa, il Campagna e il Quaglia, che fu tra i ritrattisti italiani più acuti e tra i migliori seguaci dell'Isabey. 

Inghilterra 

In Inghilterra, il gusto del ritratto miniato ha origine dal soggiorno inglese di Hans Holbein (1526-28; 1532-43), sebbene forse da Venezia derivi l'uso di ornare di ritratti diplomi e decreti. Nicholas Hilliard (circa 1547-1618) fu il primo grande miniatore di ritratti inglese e riflette i modi del Holbein in numerosi ritratti di personaggi della corte della regina Elisabetta e in più rari e più delicati ritratti familiari. Lasciò in un trattato (Art of Linning) memoria dei suoi principî artistici e tecnici: minimo uso d'ombre e massima precisione di segno. Più che il figlio Lawrence. Isaac Oliver (556-1617) continuò i modi del Hilliard, aggiungendo alla precisione holbeiniana di disegno eleganze lineari del manierismo italiano e gamme di colore venete, studiate durante un viaggio in Italia nel 1596; nelle sue opere e in quelle del figlio Peter, infatti, le figure hanno maggior libertà plastica sui fondi oscuri, più ariosi che i piatti fondi azzurri del Hilliard.

A questa maggior scioltezza pittorica contribuì molto il soggiorno inglese del Van Dyck, al quale s'ispirano tutti i pittori del cosiddetto "periodo Stuart". L'influenza del Van Dyck è ancora timida, mescolata a ricordi holbeiniani nelle opere di J. Hoskins il Vecchio e di suo figlio, più viva in quella del Des Granges e del Ross; ma il più grande miniatore di questo periodo fu Samuel Cooper (1609-1672). Pittore prima di uomini politici e militari cromwelliani (del Cromwell stesso lasciò vigorosi ritratti), poi della corte di Carlo II, il Cooper ricorda Van Dyck non solo nel. modo di presentare la figura, ma nel concepire la miniatura con la larghezza compositiva del quadro, con rapporto tra figure e fondo, con determinazione pittorica dell'ambiente, evitando, con la libertà costruttiva del tocco, distribuzioni convenzionali d'ombra e di luce. Larga fu la schiera dei suoi continuatori: dal fratello Alessandro che lavorò alle corti d'Olanda e di Svezia ritratti più timidi, ma fini, a Thomas Flatman e N. Dixon; da Lawrence Crosse (1660-1724), che copiò e raccolse miniature antiche, a Bernard Lens (1682-1740), che subì le influenze più varie, soprattutto francesi, e fu uno dei primi pittori inglesi di miniature su avorio. 

Il rinnovatore della miniatura inglese fu Richard Cosway (1742-1821), che nei suoi avorî rivela l'influenza del Fragonard e del Hogarth; ed è il più tipico rappresentate del '700 per il suo gusto dell'impreciso e del suggerito, per l'espressione infantile delle sue figure trattate per lievi masse su fondi ariosi di cielo; per le ombre tenui e colorate e per i lumi ottenuti dall'avorio per trasparenza. Anche il Cosway ebbe gran numero di seguaci, che aggiungono ai suoi modi larghi influssi dei contemporanei ritrattisti inglesi: tra i più notevoli è John Smart (1740-1811), più freddo e documentario, che lavorò lungamente in India. Rivale del Cosway fu George Engleheart (1752-1829), che ne seguì i motivi, pur guastando in un'enorme produzione commerciale le vive doti di brio coloristico e di acume nell'interpretazione fisionomica. L'eredità artistica del Cosway, dello Smart e dell'Engleheart fu accolta dalla Royal Academy, che rese anche più scolastico e manierato il ritratto miniato. Tra i numerosi artisti che fanno capo alla Royal Academy, quali S. Shelley, il Miles, il Duun, il Wood, ecc., emerge solo Ozias Humphry (1742-1810), sotto l'influenza del Romney, e notevole per la finezza che accompagna la pur larga fattura dei suoi ritratti. 

Francia 

La miniatura francese di ritratto non è solo legata alle miniature dei codici, ma anche alla pittura che, nel '400, lasciò, soprattutto con J. Fouquet, ritratti mirabili. A questi si collega l'iniziatore della miniatura francese di ritratto, Jean Clouet (notizie nel 1516), se questi può identificarsi con l'autore delle otto miniature Les preux de Marignan (Parigi, Cab. des Ms.), per le quali rimangono a Chantilly disegni preparatorî. Della moda di medaglioni con ritratti alla corte di Francesco I rimangono ricordi letterarî (Brantôme). Dei disegni paterni si servì François Clouet (1522-1572) che miniò varî ritratti per Caterina de' Medici, sia isolati per medaglioni sia per libri di devozione. Larga diffusione, ma limitato interesse artistico, ha il ritratto miniato nel sec. XVII; per lo più ridotto a copia manuale dai quadri o impacciato nell'accademismo del tempo, poco adatto alla miniatura. Si distinguono tuttavia le opere del Du Guernier ancora influenzato dal Clouet, di Henri e Anne Marie Stresor, tedeschi, di F. Brentel, del Cotelle, del Bailly, dello svizzero Werner, del Sevin e di Catherine Perrot, che pubblicò (1693) anche un trattato sulla miniatura, del Bernard, di Louis Hans, di Richard Masson. J.-B. Massé (1687-1767) traduce in miniatura il Le Brun, ingentilendolo di motivi settecenteschi, ispirati forse dal Boucher, e rendendo più lieve il modellato, ispirandosi a Rosalba Carriera, dalla quale imparò a miniare su avorio. L'applicazione dei ritratti a cofani e tabacchiere (boîtes à portrait) non sono solo favorite dalla pittura su avorio, ma anche da quella su smalto già diffusa da Jean Petitot (1607-1691). Lo smalto, che favorisce i toni freddi, chiari e trasparenti, influì molto sulla miniatura francese. Se ne servirono efficacemente Louis de Châtillon (1639-1734), il Ferrand (1633-1732) e altri, come il Prieur, che soggiornò in Inghilterra traendo dai modi del Cooper compostezza figurativa e determinatezza fisionomica, il Venerault e A. De la Chana, che amarono designarsi come successori del Petitot. Sono frattanto frequenti le ricerche di tecniche nuove come la pitturaéludorique su vetro, usata e teorizzata con scarsa fortuna da Vincent Montpetit (17I3-1800); fra i trattati ricorderemo quello del Mayol (Introduction à la mignature, 1771). 

Il gusto settecentesco caratterizza la miglior produzione francese e si riflette vivamente nelle opere di P.-Antoine Baudouin (1723-1769), amabile e galante pittore, e nei delicati ritratti femminili di J. V. Campana (1744-1786), mentre un più profondo contatto con la pittura si avverte nelle miniature di Hubert Drouais (1699-1767) e, più, del figlio François (1727-1775). Tuttavia le più vive correnti della pittura francese del secolo XVIII entrano nella miniatura con Jacques Charlier, imitatore del Boucher, con la preziosa opera miniata di J.-M. Nattier, e più con l'opera miniata di Jean-H. Fragonard (1732-1806); nelle cui miniature è diffusa quella luminosità aerea, che si trova nei suoi quadri, insieme a leggerezza e libertà di composizione e di tocco; la moglie del Fragonard, Marie-Anne, ne imitò l'arte, pur senza raggiungerne le qualità pittoriche. L'arte di Rosalba Carriera influì molto sulla miniatura francese, ad es., su quella di E. Vigée-Le Brun (1755-1842), che, però, adottò i nuovi modi tecnici portati a Parigi dallo svedese Peter Adolf Hall (1739), memore dei modi pittorici del Van Dyck, ma subito sedotto dalle grazie settecentesche del Greuze. La riforma del Hall consiste nella sostituzione della tecnica puntinistica con quella della libera pennellata. Tra i varî seguaci del Hall basterà ricordare J. Laurent Mosnier (1743-1818). 

Gli ultimi anni del sec. XVIII e i primi del sec. XlX sono caratterizzati dalla rivalità di J. Augustin (1759-1832) e J.-G. Isabey (1767-1855). L'Augustin è più preciso nella determinazione fisionomica e accentua le severità plastiche e lineari di un classicismo forzato e talora ancora arcadico, sebbene cerchi talvolta intensità e ricchezza coloristiche. L'Isabey è artista più pittorico e libero, acuto senza sforzo nella determinazione delle figure, ricco di motivi coloristici, che gli derivano dal Fragonard; tra le sue cose più riuscite sono i ritratti eseguiti alla corte di Napoleone. 

Tra i migliori seguaci dell'Isabey sono Jean Guérin (1760-1836), già ritrattista di corte e poi, sotto il consolato, autore tra l'altro del famoso vigoroso ritratto di Kléber, l'italiano F. Quaglia (1780-1830), ritrattista alla corte di Giuseppina, L. F. Aubry (1767-1851), il Brenner (1776-1818), il Singry (1780-1824), L. M. Sicardi (1746-1825), artista di delicata sensualità pittorica, F. Dumont (1760-1840), il François e altri ancora. Nel corso del sec. XIX la miniatura, pur largamente diffusa, non ha caratteri stilistici definiti; e, mentre da un lato si limita alla riproduzione oggettiva delle figure, come l'attuale fotografia, dall'altro tenta talvolta, con poca fortuna, di riflettere i rigori stilistici del classicismo di Ingres o della pittoricità degl'impressionisti. 

GermaniaBelgioOlanda. - Altri sviluppi, tra loro strettamente connessi, ebbe il ritratto miniato in Germania, in Belgio, in Olanda. Per tutto il sec. XVI la tradizione ritrattistica del Cranach e del Holbein domina incontrastata determinando la ricerca di precisione oggettiva di segno e di minuzie particolaristiche, che ritroviamo poi nelle miniature di Hans Bol (1532-1593). Già al principio del sec. XVII, Frederick Brentel, lavorando parecchi ritratti in un libro di preghiere per il margravio di Baviera, innesta ai motivi della tradizione ritrattistica tedesca elementi pittorici desunti dallo studio del Van Dyck, seguito in ciò dal suo allievo G. G. Bauer, che si stabilì a Vienna nel 1639, dopo alcuni anni di soggiorno a Roma. Verso una maggior libertà pittorica conducono i miniatori fiamminghi, ispirati al Rubens e al Van Dyck, tra i quali primeggiano Ph. Fruytiers, J. B. Deynum, sopra tutti Gerrit Lundens, nelle cui opere l'influenza dei pittori olandesi del '600 segna un ritorno a una maggiore precisione di segno e a una raccolta intimità espressiva, resa più viva dalla calma, ma intensa distribuzione della luce e dell'ombra. Notevole importanza ha il gruppo dei Van Blarenberghe, attivi per tutto il secolo XVIII: più che Jacques Guillaume, suo figlio Henri Desiré cerca vivaci effetti di luce particolare, sia nei ritratti sia nelle scene di genere. In Germania, tuttavia, benché vi lavorassero pittori olandesi come il Bareud e il Bosman, il ritratto miniato si orienta sempre più verso le libertà pittoriche suggerite dallo studio di Rubens e Van Dyck. A ciò contribuì anche il largo uso dello smalto, che favoriva i toni chiari e trasparenti; pittori di miniature su smalto furono il Chadowieski, il Brechensen, i fratelli Diglinger, il Clauze e molti altri. Si apriva la strada a influenze straniere, già sensibili nel Melder, che imitò Rosalba Carriera: più tardi il maggior miniatore tedesco Friederich H. Füger (1751-1816) studiò largamente il Cosway, dando così alle sue miniature leggerezze atmosferiche, grazia compositiva, preziose notazioni psicologiche, quali ritroviamo nel triplice ritratto delle principesse Radzwill. Il Füger ebbe gran numero di, seguaci, tra i quali il Peter e il Raab, mentre M. M. Daffinger, pur seguendone l'indirizzo, s'ispira piuttosto ai fragili e leziosi ritratti di Thomas Lawrence. 

Svezia. - Non meno importante, sebbene condizionato a continue influenze straniere, è lo sviluppo del ritratto a miniatura in Svezia. L'impulso fu dato dall'inglese Cooper, che trovò in Svezia un seguace in Arvid Karlsten. Ma presto predominarono in Svezia le influenze francesi, portate da P. Signac nel 1648, che eseguì molti ritratti alla conte svedese con una maniera debole, ma non priva di delicatezza. Elementi francesi ed elementi inglesi, desunti da Alessandro Cooper, si congiungono nell'arte di Eric Utterhjelm, che dipinse nel 1704 una numerosa serie di ritiatti di antenati della regina Edvige Eleonora, mentre le influenze francesi sono più forti nella maniera di Elias Brenner (1647-1717) che trascorse un lungo periodo alla corte di Luigi XIV. Tra gli artisti svedesi più notevoli sono N. Lafrenson, che visse lungamente a Parigi, dove apprese i liberi modi pittorici della miniatura settecentesca, che corresse però nelle opere eseguite per la corte svedese; L. Svensson Sparrgen, che studiò la tecnica della miniatura orientale e concluse la sua carriera come professore all'accademia svedese, J. Axel Gillgerb, rivale dello Sparrgen (1769-1845), raccolse nei molti viaggi le influenze più varie, sulle quali tuttavia predomina il gusto francese per i toni trasparenti. Il più grande ritrattista svedese è tuttavia Peter Adolf Hall (1739-1793) della cui influenza sulla miniatura francese s'è già parlato: il suo interesse non è solo nell'esecuzione tecnica a libere pennellate, ma nella sicurezza pittorica della composizione e nella sicura distribuzione delle luci e delle ombre. I modi del Hall furono degnamente seguiti dalla figliuola, Adelaide Vittoria, marchesa di Fourilles. 

Russia. - In Russia, la produzione di ritratti a miniatura fu molto ricca, soprattutto durante il sec. XVIII. Come in tutta la cultura russa del tempo, anche nella miniatura predominano gli elementi francesi. Uno degli artisti francesi più notevoli attivi in Russia fu Jean Violier, che eseguì molti ritratti di principi con vivace gusto settecentesco. Altri furono François Vincent e sua figlia Adelaide, Alphonse Giroux, il Le Roy, il Soret. Accanto ad artisti francesi, ne troviamo spagnoli, come il Mendoza, portoghesi, come il Meneses, tedeschi, come il Hurter, e italiani, come il Bossi. Le influenze francesi del sec. XVIII trovarono tuttavia l'ambiente preparato dalla tradizione della miniatura inglese, che già durante il sec. XVII era entrata in Russia con i modi del Cooper seguiti con molta finezza dal russo Smiadeckij. Altri ritrattisti russi di qualche interesse furono l'Adalbert, il Suchy, il Wilpertz.

 America 

Nella seconda metà del sec. XVIII e nel sec. XIX; il ritratto a miniatura si diffuse anche in America, con caratteri che riprendono i motivi del ritratto inglese del Settecento. Tra i più importanti ritrattisti americani è Charles Willson Peale, che ebbe tra i suoi familiari numerosi seguaci, John Trumbull, G. C. Stuart, Th. Sully, Archibald Robertson. 

Oriente. - In Oriente, i ritratti sono frequente ornamento dei fogli miniati e non presentano particolarità tecniche o stilistiche: solo col diffondersi in India dei medaglioni miniati inglesi si fanno frequenti i ritratti, che, pur riflettendo nel taglio, nell'atteggiamento e nella composizione l'influenza delle miniature inglesi dei secoli XVIII e XIX, ricordano le preziosità lineari e cromatiche delle più antiche miniature locali. 

Germania, Belgio, Olanda 

Altri sviluppi, tra loro strettamente connessi, ebbe il ritratto miniato in Germania, in Belgio, in Olanda. Per tutto il sec. XVI la tradizione ritrattistica del Cranach e del Holbein domina incontrastata determinando la ricerca di precisione oggettiva di segno e di minuzie particolaristiche, che ritroviamo poi nelle miniature di Hans Bol (1532-1593). Già al principio del sec. XVII, Frederick Brentel, lavorando parecchi ritratti in un libro di preghiere per il margravio di Baviera, innesta ai motivi della tradizione ritrattistica tedesca elementi pittorici desunti dallo studio del Van Dyck, seguito in ciò dal suo allievo G. G. Bauer, che si stabilì a Vienna nel 1639, dopo alcuni anni di soggiorno a Roma. Verso una maggior libertà pittorica conducono i miniatori fiamminghi, ispirati al Rubens e al Van Dyck, tra i quali primeggiano Ph. Fruytiers, J. B. Deynum, sopra tutti Gerrit Lundens, nelle cui opere l'influenza dei pittori olandesi del '600 segna un ritorno a una maggiore precisione di segno e a una raccolta intimità espressiva, resa più viva dalla calma, ma intensa distribuzione della luce e dell'ombra. Notevole importanza ha il gruppo dei Van Blarenberghe, attivi per tutto il secolo XVIII: più che Jacques Guillaume, suo figlio Henri Desiré cerca vivaci effetti di luce particolare, sia nei ritratti sia nelle scene di genere. In Germania, tuttavia, benché vi lavorassero pittori olandesi come il Bareud e il Bosman, il ritratto miniato si orienta sempre più verso le libertà pittoriche suggerite dallo studio di Rubens e Van Dyck. A ciò contribuì anche il largo uso dello smalto, che favoriva i toni chiari e trasparenti; pittori di miniature su smalto furono il Chadowieski, il Brechensen, i fratelli Diglinger, il Clauze e molti altri. Si apriva la strada a influenze straniere, già sensibili nel Melder, che imitò Rosalba Carriera: più tardi il maggior miniatore tedesco Friederich H. Füger (1751-1816) studiò largamente il Cosway, dando così alle sue miniature leggerezze atmosferiche, grazia compositiva, preziose notazioni psicologiche, quali ritroviamo nel triplice ritratto delle principesse Radzwill. Il Füger ebbe gran numero di, seguaci, tra i quali il Peter e il Raab, mentre M. M. Daffinger, pur seguendone l'indirizzo, s'ispira piuttosto ai fragili e leziosi ritratti di Thomas Lawrence. 

Svezia. - Non meno importante, sebbene condizionato a continue influenze straniere, è lo sviluppo del ritratto a miniatura in Svezia. L'impulso fu dato dall'inglese Cooper, che trovò in Svezia un seguace in Arvid Karlsten. Ma presto predominarono in Svezia le influenze francesi, portate da P. Signac nel 1648, che eseguì molti ritratti alla conte svedese con una maniera debole, ma non priva di delicatezza. Elementi francesi ed elementi inglesi, desunti da Alessandro Cooper, si congiungono nell'arte di Eric Utterhjelm, che dipinse nel 1704 una numerosa serie di ritiatti di antenati della regina Edvige Eleonora, mentre le influenze francesi sono più forti nella maniera di Elias Brenner (1647-1717) che trascorse un lungo periodo alla corte di Luigi XIV. Tra gli artisti svedesi più notevoli sono N. Lafrenson, che visse lungamente a Parigi, dove apprese i liberi modi pittorici della miniatura settecentesca, che corresse però nelle opere eseguite per la corte svedese; L. Svensson Sparrgen, che studiò la tecnica della miniatura orientale e concluse la sua carriera come professore all'accademia svedese, J. Axel Gillgerb, rivale dello Sparrgen (1769-1845), raccolse nei molti viaggi le influenze più varie, sulle quali tuttavia predomina il gusto francese per i toni trasparenti. Il più grande ritrattista svedese è tuttavia Peter Adolf Hall (1739-1793) della cui influenza sulla miniatura francese s'è già parlato: il suo interesse non è solo nell'esecuzione tecnica a libere pennellate, ma nella sicurezza pittorica della composizione e nella sicura distribuzione delle luci e delle ombre. I modi del Hall furono degnamente seguiti dalla figliuola, Adelaide Vittoria, marchesa di Fourilles. 

Russia

In Russia, la produzione di ritratti a miniatura fu molto ricca, soprattutto durante il sec. XVIII. Come in tutta la cultura russa del tempo, anche nella miniatura predominano gli elementi francesi. Uno degli artisti francesi più notevoli attivi in Russia fu Jean Violier, che eseguì molti ritratti di principi con vivace gusto settecentesco. Altri furono François Vincent e sua figlia Adelaide, Alphonse Giroux, il Le Roy, il Soret. Accanto ad artisti francesi, ne troviamo spagnoli, come il Mendoza, portoghesi, come il Meneses, tedeschi, come il Hurter, e italiani, come il Bossi. Le influenze francesi del sec. XVIII trovarono tuttavia l'ambiente preparato dalla tradizione della miniatura inglese, che già durante il sec. XVII era entrata in Russia con i modi del Cooper seguiti con molta finezza dal russo Smiadeckij. Altri ritrattisti russi di qualche interesse furono l'Adalbert, il Suchy, il Wilpertz. 

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